Articoli di January 2011.


PAOLO GANZ al Caffè dei Libri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 4 febbraio, ore 21.00

 

Venice rock’n’roll

Spettacolo letteario-musicale con Paolo Ganz

presentato da Lorenzo Parolin

 

 

 

 

Carlo Pizzati al Caffè dei Libri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 21 gennaio,  ore 21.00

 

TECNOSCIAMANI di Carlo Pizzati

Tra spiritualità e tecnologia: viaggio ai confini del mondo per curare un mal di schiena cronico.

 

 

Il Manifesto – 31/12/2010

Strumenti tecnologici per gli sciamani del nostro presente – Nando Vitale

Contrariamente al luogo comune è sempre esistito uno stretto legame tra ricerca scientifica e interrogazione filosofica, tra tecnologia e spiritualità. La posta in gioco in realtà è un’altra: il dominio della tecnica e dei suoi automatismi contro la persistenza di un potere umano in grado di governare le «scelte» o almeno di tenere vive le «opzioni».

Ludwig Wittgenstein nel Trattato logico-filosofico illumina con efficacia la questione: «Noi sentiamo che, anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppur toccati. Certo allora non resta piú domanda alcuna, e appunto questa è la risposta».

Sul nodo aperto del rapporto tra spiritualità e tecnologia, Carlo Pizzati si è esercitato in Tecnosciamani, preferendo, alle risposte definitive, interrogativi e paradossi.

Da un bisogno ineludibile – la necessità di guarire da un mal di schiena cronico, fino a quel momento definito «incurabile» – prende corpo un viaggio intorno al mondo, di cui ci viene dato conto con una scrittura agile e ironica: cure ayurvediche, dialoghi con scienziati, sedute esorcistiche, visite a maestri di yoga e pellegrinaggi indù. «Tecnosciamani sono quindi coloro i quali credono che lo spirito attraversi tutta la materia, compresi gli strumenti tecnologici. Ma alcuni tecnosciamani si spingono oltre, cercando di utilizzare l’energia che abita negli strumenti, ammesso e non concesso che ciò sia vero».

Certo, non tutte le tesi esposte sono originali o persuasive («il convincimento spirituale che Dio è un Algoritmo e che bisogna solo entrare in sintonia con questo algoritmo» è una delle tante affermazioni con cui bisogna fare i conti), ma le questioni poste sono comunque interessanti e potrebbero essere ulteriormente sviluppate includendo uno sguardo sulla dimensione biopolitica delle tecnologie sperimentali.

In passato due filoni di riflessione, uno controculturale facente capo a Timothy Leary e un altro ad opera di una grande figura di studioso come Elémire Zolla, hanno affrontato i medesimi temi con altre prospettive. Il primo, nel volume Caos e cibercultura si interrogava su come progettare il caos e i propri disordini personali su schermo e con strumenti cibernetici, da prospettive controculturali, con sostanze chimiche e informatiche. Zolla in Uscite dal mondo, si muoveva tra culture arcaiche e realtà virtuale, le quali sovrapponendosi provocavano uno sconvolgimento dell’immaginazione che preludeva a viaggi conoscitivi e sensoriali verso un mondo ancora da esperire.

Negli ultimi anni, tuttavia, il rapporto tra sapere sciamanico e innovazione tecnologica ha raggiunto un’inedita rilevanza di massa, così che il tema è stato ora largamente assimilato dall’immaginario contemporaneo.

Questa inedita rilevanza viene efficacemente rappresentata nel viaggio raccontato da Pizzati: i flussi che disciplinano i corpi nell’opera di costruzione del sé e del mondo, nell’indirizzo dei consumi e delle passioni, scortano come prigionieri (provvedono a «rimpatriare» verso una terra che non è più, ma soprattutto non è sufficientemente ancora) le anime sospese dei malati, degli ipocondriaci, dei sedotti e abbandonati ai confini dei mondi, spirituali o tecnologici che siano.

 

 

 

The waste city, prospettive civiche di sostenibilità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 28 gennaio, ore 18.00

 

The waste city, prospettive civiche di sostenibilità

 

Relatore: Sergio Los Università IUAV di Venezia
Synergia Bassano del Grappa

Questa conversazione – che dura un’ora accompagnata dalla proiezione di diapositive e seguita da una discussione coi presenti – ha come tema il complesso di questioni poste alla città dalle crisi dell’energia e dell’ambiente e le possibili risposte che possiamo dare qui ora. Naturalmente, come di fronte a qualsiasi vero problema ci saranno più domande che risposte, ma dalla capacità generativa della conversazione potrebbero emergere anche risposte praticabili insieme.
Quando e perché si pone il problema energetico e ambientale, quali sono le pratiche per affrontarlo adeguatamente e quali conseguenze ha sulla nostra vita che nel futuro sarà prevalentemente urbana? Cosa sappiamo delle città e perché non siamo più capaci di governarle e tanto meno di progettarle? Come potrebbero essere le città sostenibili se ci decidessimo a costruirle?

Arch. Sergio Los, nasce nella città murata di Marostica, vicino a Vicenza; studia architettura a Venezia dove si è laurea nel 1963. Fra il 1964 e il 1971 lavora con Carlo Scarpa allo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia).
Dal 1964 svolge attività didattica e di ricerca sulla Composizione Architettonica allo IUAV, dove è stato Professore di Architettura degli Interni (1967-1971), di Progettazione Urbana (1972-1978) e di Composizione Architettonica (1979-2000) mostrando così il suo particolare interesse per la progettazione multi-scala.
Ha iniziato l’attività professionale nei primi anni sessanta negli studi di Venezia e Padova. Ha fondato nel 1982 SYNERGIA una società di progettazione.
Riceve a Bruxelles nel 1969 il 13° PLEA International Award, nella didattica e nella ricerca e nel 1998 a Firenze il “Pioneer Award” dal WREN per i contributi nel campo delle Energie Rinnovabili. Nel 2000 il SAIE di Bologna dedica ai trent’anni di attività dello studio una sezione della mostra “Costruire Sostenibile”. Nel 2003 riceve a Berlino il Premio Europeo Eurosolar alla carriera. www.losarchitettura.com

 

Lorenza Foschini al Caffè dei Libri

 

Giovedì 13 gennaio, ore 21.00
Lorenza Foschini – Il cappotto di Proust

 

«Mi avvicino lentamente a piccoli passi, sorridendo per l’imbarazzo e mi accosto al tavolo. Davanti a me c’è il cappotto, adagiato sul fondo della scatola, posato su di un grande foglio come su di un lenzuolo: irrigidito dall’imbottitura di carta che lo riempie, sembra davvero rivestire un morto. Dalle maniche, anch’esse imbottite, escono ciuffi di velina. Mi sporgo di più, piegandomi sul piano di metallo dove è poggiata la scatola, mi sembra che vi sia al suo interno un fantoccio senza testa e senza mani. Pieno, corpulento, con un ventre sporgente.»
Parigi, rue de Sevigné: Lorenza Foschini sfiora emozionata il liso cappotto appartenuto all’amato scrittore Marcel Proust. È arrivata a scovarlo, dimenticato in una scatola di cartone, tra i fondi del Musée Carnavalet. Non è una reliquia qualsiasi: Proust vi era particolarmente affezionato, al punto da non volersene mai separare, neppure in casa, quando scriveva. Ma è soprattutto la storia del suo ritrovamento ad affascinare la Foschini, che, partendo da questo primo indizio e affidandosi alla potente e molto proustiana capacità evocativa degli oggetti, ricostruisce le vicende di alcuni dei personaggi che hanno gravitato intorno alla vita dell’autore della Recherche.
A cominciare da Jacques Guérin, industriale del profumo, ma anche raffinato bibliofilo e collezionista, che, entrato in contatto per una pura coincidenza con il mondo di Marcel, farà della ricerca di reliquie proustiane la sua ossessione, salvando manoscritti, quaderni di appunti e persino elementi del suo mobilio. C’è poi il fratello medico di Proust, Robert, iracondo e sospettoso, costretto a misurarsi con editori esigenti, nell’impari impresa di pubblicare postumi gli inediti di quello che è ormai uno scrittore famoso; e l’acida moglie di questi, Marthe, la quale mal sopporta quel cognato «scandaloso» e «bizzarro» che con la sua omosessualità ha disonorato la rispettabilità della famiglia, e che, dopo la morte del marito, arriverà a gettare nel fuoco molte carte preziose.
Storia di un’ossessione, Il cappotto di Proust è al tempo stesso un’elegante rievocazione della società parigina di inizio secolo, popolata di scrittori e artisti quali Apollinaire, Violette Leduc, Erik Satie e Picasso. E anche un sentito omaggio ai particolari più umili dell’esistenza: dettagli minimi, «oggetti senza valore, mobili di dubbio gusto, persino un vecchio cappotto». Perché proprio le cose più comuni possono, talvolta, «svelare scenari di inaspettata passione».

 

 

Lorenza Foschini, nata a Napoli, giornalista.
Inizia la carriera professionale a Napoli nel 1977, collaborando con il quotidiano Il Mattino.
Nel 1986 diventa conduttrice del TG2 e vaticanista per la stessa testata.
Per cinque stagioni televisive è alla guida di Misteri, prima su RaiTre e poi su RaiDue. Trasmissione di successo della quale è anche autrice.
Nella stagione televisiva 1999-2000 è alla conduzione della trasmissione di RaiDue, Il filo di Arianna. Continuazione ideale di Misteri, il programma affronta i grandi enigmi insoluti dell’umanità, avvalendosi della collaborazione di esperti, scienziati, uomini di fede.
Lorenza Foschini è anche scrittrice. Nel 1997 pubblica per Rizzoli il libro Misteri. Ed è autrice di alcune traduzioni di importanti inediti di Marcel Proust.
Sposata, ha due figli: Camilla e Manfred.
Nell’autunno 2000 conduce la seconda edizione di Il Filo di Arianna e il programma La tomba di Pietro. A dicembre dello stesso anno conduce Tutti dicono poesia, speciale Sanremo poesia.
Nel 2001 conduce Rimini di notte – Il meeting, un evento trasmesso da RaiUno.