Lorenza Foschini al Caffè dei Libri

 

Giovedì 13 gennaio, ore 21.00
Lorenza Foschini – Il cappotto di Proust

 

«Mi avvicino lentamente a piccoli passi, sorridendo per l’imbarazzo e mi accosto al tavolo. Davanti a me c’è il cappotto, adagiato sul fondo della scatola, posato su di un grande foglio come su di un lenzuolo: irrigidito dall’imbottitura di carta che lo riempie, sembra davvero rivestire un morto. Dalle maniche, anch’esse imbottite, escono ciuffi di velina. Mi sporgo di più, piegandomi sul piano di metallo dove è poggiata la scatola, mi sembra che vi sia al suo interno un fantoccio senza testa e senza mani. Pieno, corpulento, con un ventre sporgente.»
Parigi, rue de Sevigné: Lorenza Foschini sfiora emozionata il liso cappotto appartenuto all’amato scrittore Marcel Proust. È arrivata a scovarlo, dimenticato in una scatola di cartone, tra i fondi del Musée Carnavalet. Non è una reliquia qualsiasi: Proust vi era particolarmente affezionato, al punto da non volersene mai separare, neppure in casa, quando scriveva. Ma è soprattutto la storia del suo ritrovamento ad affascinare la Foschini, che, partendo da questo primo indizio e affidandosi alla potente e molto proustiana capacità evocativa degli oggetti, ricostruisce le vicende di alcuni dei personaggi che hanno gravitato intorno alla vita dell’autore della Recherche.
A cominciare da Jacques Guérin, industriale del profumo, ma anche raffinato bibliofilo e collezionista, che, entrato in contatto per una pura coincidenza con il mondo di Marcel, farà della ricerca di reliquie proustiane la sua ossessione, salvando manoscritti, quaderni di appunti e persino elementi del suo mobilio. C’è poi il fratello medico di Proust, Robert, iracondo e sospettoso, costretto a misurarsi con editori esigenti, nell’impari impresa di pubblicare postumi gli inediti di quello che è ormai uno scrittore famoso; e l’acida moglie di questi, Marthe, la quale mal sopporta quel cognato «scandaloso» e «bizzarro» che con la sua omosessualità ha disonorato la rispettabilità della famiglia, e che, dopo la morte del marito, arriverà a gettare nel fuoco molte carte preziose.
Storia di un’ossessione, Il cappotto di Proust è al tempo stesso un’elegante rievocazione della società parigina di inizio secolo, popolata di scrittori e artisti quali Apollinaire, Violette Leduc, Erik Satie e Picasso. E anche un sentito omaggio ai particolari più umili dell’esistenza: dettagli minimi, «oggetti senza valore, mobili di dubbio gusto, persino un vecchio cappotto». Perché proprio le cose più comuni possono, talvolta, «svelare scenari di inaspettata passione».

 

 

Lorenza Foschini, nata a Napoli, giornalista.
Inizia la carriera professionale a Napoli nel 1977, collaborando con il quotidiano Il Mattino.
Nel 1986 diventa conduttrice del TG2 e vaticanista per la stessa testata.
Per cinque stagioni televisive è alla guida di Misteri, prima su RaiTre e poi su RaiDue. Trasmissione di successo della quale è anche autrice.
Nella stagione televisiva 1999-2000 è alla conduzione della trasmissione di RaiDue, Il filo di Arianna. Continuazione ideale di Misteri, il programma affronta i grandi enigmi insoluti dell’umanità, avvalendosi della collaborazione di esperti, scienziati, uomini di fede.
Lorenza Foschini è anche scrittrice. Nel 1997 pubblica per Rizzoli il libro Misteri. Ed è autrice di alcune traduzioni di importanti inediti di Marcel Proust.
Sposata, ha due figli: Camilla e Manfred.
Nell’autunno 2000 conduce la seconda edizione di Il Filo di Arianna e il programma La tomba di Pietro. A dicembre dello stesso anno conduce Tutti dicono poesia, speciale Sanremo poesia.
Nel 2001 conduce Rimini di notte – Il meeting, un evento trasmesso da RaiUno.

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