Carlo Pizzati al Caffè dei Libri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 21 gennaio,  ore 21.00

 

TECNOSCIAMANI di Carlo Pizzati

Tra spiritualità e tecnologia: viaggio ai confini del mondo per curare un mal di schiena cronico.

 

 

Il Manifesto – 31/12/2010

Strumenti tecnologici per gli sciamani del nostro presente – Nando Vitale

Contrariamente al luogo comune è sempre esistito uno stretto legame tra ricerca scientifica e interrogazione filosofica, tra tecnologia e spiritualità. La posta in gioco in realtà è un’altra: il dominio della tecnica e dei suoi automatismi contro la persistenza di un potere umano in grado di governare le «scelte» o almeno di tenere vive le «opzioni».

Ludwig Wittgenstein nel Trattato logico-filosofico illumina con efficacia la questione: «Noi sentiamo che, anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppur toccati. Certo allora non resta piú domanda alcuna, e appunto questa è la risposta».

Sul nodo aperto del rapporto tra spiritualità e tecnologia, Carlo Pizzati si è esercitato in Tecnosciamani, preferendo, alle risposte definitive, interrogativi e paradossi.

Da un bisogno ineludibile – la necessità di guarire da un mal di schiena cronico, fino a quel momento definito «incurabile» – prende corpo un viaggio intorno al mondo, di cui ci viene dato conto con una scrittura agile e ironica: cure ayurvediche, dialoghi con scienziati, sedute esorcistiche, visite a maestri di yoga e pellegrinaggi indù. «Tecnosciamani sono quindi coloro i quali credono che lo spirito attraversi tutta la materia, compresi gli strumenti tecnologici. Ma alcuni tecnosciamani si spingono oltre, cercando di utilizzare l’energia che abita negli strumenti, ammesso e non concesso che ciò sia vero».

Certo, non tutte le tesi esposte sono originali o persuasive («il convincimento spirituale che Dio è un Algoritmo e che bisogna solo entrare in sintonia con questo algoritmo» è una delle tante affermazioni con cui bisogna fare i conti), ma le questioni poste sono comunque interessanti e potrebbero essere ulteriormente sviluppate includendo uno sguardo sulla dimensione biopolitica delle tecnologie sperimentali.

In passato due filoni di riflessione, uno controculturale facente capo a Timothy Leary e un altro ad opera di una grande figura di studioso come Elémire Zolla, hanno affrontato i medesimi temi con altre prospettive. Il primo, nel volume Caos e cibercultura si interrogava su come progettare il caos e i propri disordini personali su schermo e con strumenti cibernetici, da prospettive controculturali, con sostanze chimiche e informatiche. Zolla in Uscite dal mondo, si muoveva tra culture arcaiche e realtà virtuale, le quali sovrapponendosi provocavano uno sconvolgimento dell’immaginazione che preludeva a viaggi conoscitivi e sensoriali verso un mondo ancora da esperire.

Negli ultimi anni, tuttavia, il rapporto tra sapere sciamanico e innovazione tecnologica ha raggiunto un’inedita rilevanza di massa, così che il tema è stato ora largamente assimilato dall’immaginario contemporaneo.

Questa inedita rilevanza viene efficacemente rappresentata nel viaggio raccontato da Pizzati: i flussi che disciplinano i corpi nell’opera di costruzione del sé e del mondo, nell’indirizzo dei consumi e delle passioni, scortano come prigionieri (provvedono a «rimpatriare» verso una terra che non è più, ma soprattutto non è sufficientemente ancora) le anime sospese dei malati, degli ipocondriaci, dei sedotti e abbandonati ai confini dei mondi, spirituali o tecnologici che siano.

 

 

 

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